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Published on settembre 10th, 2015 | by Guendalina Galdi

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‘Food’, il dott. Ciorra: “Ecco spiegata la forte interazione tra cibo e spazio”

Intervista esclusiva di Radio Italian Chef Academy al dottor Pippo Ciorra, curatore senior del MAXXI e curatore della mostra ‘Food. Dal cucchiaio al mondo’

E’ un po’ strano che lei si occupi di una mostra che riguarda il food. Perchè lei, come prima attività, cosa fa?
Sono il curatore delle mostre di architettura di questo museo (il MAXXI, n.d.r.), sono professore di architettura, sono un architetto e critico di architettura. Quindi il mio obiettivo, la mia missione nella vita è trovare le questioni e i temi con cui l’architettura deve mettersi in relazione per crescere, per esprimersi, per dispiegare innovazione. Una mostra sul cibo era un’idea legata a quello che è il clima generale del Paese di quest’anno che è focalizzato sul cibo. E anche per dare una risposta coerente ad una sequenza di mostre che noi stiamo facendo dall’apertura del museo, che io ho curato: si sono occupate del riciclo, dell’energia, della migrazione. Quindi si sono occupate dello spazio legato alla produzione, immagazzinamento, spostamento, consumo e smaltimento del cibo.

Quindi architettura e food si fondono utilizzando questi argomenti.
Assolutamente sì. C’è un progetto nella mostra, che è stato curato dal World Food Programme perchè abbiamo collaborato molto con le organizzazioni delle Nazioni Unite, che è fatto da uno chef molto importante che è Jamie Oliver, il quale è anche fotografo, che racconta il luogo dove le persone mangiano in tutti i posti del mondo, di tutte le culture. Ti dà l’idea dello spazio domestico, quindi della casa, del posto in cui le persone vivono, che nasce dal modo in cui si mettono a tavola ricordando che metà dell’occidente siede su sedia a tavola. Lo spazio e il cibo sono legati in maniera molto forte.

L’architettura deve fare i conti con il food e con la sua evoluzione?
Sì, peraltro la mostra segue un’evoluzione scalare di questo problema perchè partiamo da ciò che succede intorno al corpo, quindi le questioni religiose legate al cibo dalla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso fino alla struttura della casa del thè giapponese, che è la definizione, attraverso il cibo, di un modulo spaziale che è il tatami. Poi ci espandiamo alla casa, alla strada, alla città, al paesaggio e al mondo. Quindi questa interazione tra il cibo ed il modo in cui noi concepiamo lo spazio attraversa tutto il tempo e tutto lo spazio della nostra vita.

La sua esperienza in tema architettura è molto importante: sicuramente l’architettura, nel corso degli anni, ha cambiato fisicamente il mondo. Il food sta facendo la stessa cosa?
Assolutamente sì, nella mostra si trovano i dati che abbiamo raccolto insieme alla FAO, che ci raccontano quello che impariamo dalla geopolitica oggi ovvero che Cina e Russia si stanno comprando l’Africa a causa delle risorse di grano da trovare in quei paesi. Questo cambia gli equilibri del mondo, cambia lo spazio, cambia il modo di costruire. Questo è quanto accade su grande scala, e su piccola scala ancora di più. Vediamo nelle nostre città, e non solo, che la presenza del cibo sta cambiando la percezione dello spazio e il modo in cui le persone vivono lo spazio pubblico, il modo in cui le persone si incontrano. Non a caso nella mostra abbiamo inserito anche diversi lavori di artisti contemporanei che hanno utilizzato moltissimo questa capacità di creare spazio pubblico dall’idea di cibo.

Secondo la sua esperienza maturata con questa mostra, si può pensare ad una mostra permanente sul food o questo è solo un fenomeno che passerà?
Questa mi sembra una splendida idea. Quest’anno c’è l’EXPO, ci sono mostre, ma proprio perchè non sappiamo che fare del post-EXPO, l’idea di creare un centro in Italia dove ci possa essere un centro di ricerca ed esposizione su questi temi del cibo credo che sia un’idea meravigliosa, a cui darei il mio appoggio e che sposerei volentieri.

 

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