Interviste TOGNAZZA3

Published on ottobre 10th, 2015 | by Guendalina Galdi

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LA TOGNAZZA AMATA, GianMarco Tognazzi: “Un omaggio a Ugo che in breve tempo è diventato una realtà imprenditoriale”

Esclusiva di Radio Italian Chef Academy a GianMarco Tognazzi che ai nostri microfoni ha rilasciato un’intervista in cui ha spiegato come è nata la Tognazza Amata, perchè è femmina, quanto c’è di Ugo in questo mondo e quanto questo mondo si destreggi tra un ricco passato ed un florido futuro, sempre con un occhio all’amore per la buona cucina, la ricercatezza della materia prima e la letteratura ed uno all’imprenditoria enogastronomica moderna.

 

Che cosa è e come è nata La Tognazza? Raccontaci fatti e misfatti di questo mondo.
In realtà è la Tognazza Amata, in quanto la Tognazza era all’inizio per mio padre un’azienda agricola ad uso familiare che si basava sui prodotti del vino e dell’olio. Ed era talmente amata da mio padre che quando ha pensato a che intestazione dare all’azienda agricola e alla cantina ha detto “è femminile!”, quindi non può essere ‘la Tognazzi’ ma sarà ‘La Tognazza’. Ed ‘Amata’ perchè era il suo grande amore. Io non ho fatto altro che crescere con questi valori dati dalla grande attenzione di mio padre per la cucina e la necessità di cucinare solo quello che gli dava la sua terra. Quindi sono cresciuto con questi valori e quando sono tornato a vivere qui a Velletri ho deciso di riprendere in mano quello che all’inizio era un omaggio ad Ugo ma in breve tempo, in questi cinque anni, è diventata una vera realtà imprenditoriale, un’azienda vera e propria.

“E’ una realtà vitivinicola di nicchia, un’eccellenza che si basa su prodotti italiani. Quando Ugo ha pensato a che intestazione dare all’azienda agricola e alla cantina ha detto “è femminile!”, quindi non può essere ‘la Tognazzi’ ma sarà ‘La Tognazza’. Ed ‘Amata’ perchè era il suo grande amore”

In questa azienda che prodotti si trovano?
I nostri prodotti che sono l’olio ed il vino, quindi i tre rossi ed un bianco. E poi l’olio leccino. Inoltre in questi cinque anni abbiamo sviluppato un rapporto con il territorio in cui abbiamo selezionato produttori artigiani del gusto che fanno con la nostra stessa filosofia le cose che noi non possiamo produrre, per una questione di quantità che non ci permetterebbe di stare sul mercato. Ma li abbiamo selezionati a partire dalla loro scelta della materia prima, cercando di spostarci il più possibile verso il biologico: le marmellate, le creme spalmabili, la pasta fatta solo con grano italiano, la passata di pomodoro prodotta in maniera tradizionale. Insomma tutto ciò che ha creato un paniere formato da cose non prodotte solo da noi ma anche da noi selezionate. La Tognazza Amata si occupa dei prodotti fatti in casa, l’olio e il vino, e la Tognazza si occupa dei prodotti selezionati dalla Tognazza Amata.

Tapioco ed Antani: nomi storici che conosciamo da anni tratti da ‘Amici miei’ che ora definiscono due vini della Tognazza. Che caratteristiche hanno?
Ed anche il Come Se Fosse. Siamo partiti dai tre vitigni più importanti che abbiamo, che sono il merlot, il syrah e il trebbiano malvasia. E questi tre vini non avevano un nome, venivano denominati ‘il rosso’ ed ‘il bianco’ della Tognazza da mio padre, ma quando siamo diventati un’azienda vera e propria abbiamo pensato di fargli un omaggio. E visto che la supercazzola probabilmente è la cosa mistica, con il sorriso sulle labbra, con cui probabilmente verrà più facilmente tramandato alle prossime generazioni che fanno fatica oggi ad individuare Tognazzi, perchè sappiamo che il nostro paese non ha una grande tramando culturale, abbiamo pensato che partendo dalla sua passione e associando un nome che ricordasse la sua carriera artistica (il Come Se Fosse per il merlot, l’Antani per il syrah ed il Tapioco per il trebbiano malvasia) poteva essere un buon modo anche per i ragazzi, per sorridere sulla supercazzola e scoprire che l’autore era Ugo. Quindi un procedimento inverso: non parlare di lui come gastronomo e amante della campagna, ma come azienda che parte da questo suo amore per poi riscoprirlo anche come artista.

Puoi definire la Tognazza con tre aggettivi?
Non è così facile.. Ma posso dire che quello che noi facciamo è conservare la stessa tradizione di un tempo, ma sospinta da una ricerca qualitativa perchè siamo uno staff dinamico che ama lavorare e divertirsi insieme. E’ una realtà vitivinicola di nicchia, un’eccellenza che si basa su prodotti italiani. Per questo è difficile darle tre aggettivi, come per Ugo: si rischia di dirne uno e dimenticarne un altro. Ho quindi cercato di fare un sunto della nostra filosofia che è diventata un brand enogastronomico moderno. Questo è la Tognazza. La convivialità è uno dei nostri valori, la scelta delle materie prime: non sono aggettivi, sono filosofie che si riscoprono e che Ugo aveva intuito con grande anticipo, quando negli anni ’70 parlava del suo integralismo riguardo il biologico o del chilometro zero. Allora nessuno parlava di cucina, oggi invece, a quaranta anni di distanza, possiamo dire che aveva ragione.

Per quanto riguarda te, invece, dovremo vederti meno al cinema e più in cucina o saranno due professioni parallele?
Sono due professioni parallele, anzi il periodo di ricerca dei nostri partner produttori è stato un lavoro molto lungo che ha portato via tre/quattro anni per individuare i giusti soggetti. Ad oggi, come diceva mio padre che il suo hobby era fare l’attore ed invece mangiare e cucinare lo faceva per vivere e dava quindi più importanza alla sua passione gastronomica che a quella artistica, negli ultimi anni la mia attenzione si è più rivolta allo sviluppo della Tognazza. Anche perchè l’attore è difficile che si possa creare il lavoro da solo; non è come un musicista che prende uno strumento, suona e lo fa dovunque. Un attore deve essere voluto da una produzione e da un regista, poi serve un ruolo adatto e c’è bisogno che la scelta ricada su di te e non su altri. Se si mette questo in parallelo con la crisi che ha investito non solo il paese ma anche il cinema, il teatro e la televisione, è chiaro che al cinema è più difficile vedermi. Ho un film in uscita ma bisogna vedere quando uscirà. La fiction, che in questo momento va meglio, mi fa lavorare abbastanza ma cerco sempre di incastrarla in base agli impegni della Tognazza perchè ormai sono degli impegni importanti e continui.

Per scoprire il mondo della Tognazza si può visitare il sito latognazza.net .
Sì, ora stiamo aprendo dei punti vendita: uno a Cremona, uno nel centro di Roma a Trastevere vicino Piazza Trilussa, a via del Cipresso, e quello di Velletri. Ma all’inizio, sul sito, abbiamo messo un e-commerce per poter essere raggiunti anche da chi non ha la possibilità di avere un punto vendita della Tognazza vicino casa, e penso al nord Italia o al sud. Quindi attraverso l’e-commerce tutti i nostri prodotti si trovano sul sito e si possono ordinare online: basta andare nella sezione ‘Shop’ del nostro sito. Siamo anche su Facebook e su Twitter. Il nostro claim dice una cosa importante: “Oltre al vino c’è una storia da raccontare”. Non è da dimenticare che questi vini hanno accompagnato tutte le cene da cui poi sono nati quei film, insieme agli sceneggiatori Benvenuti e De Bernardi o Monicelli e Marco Ferreri, che sono diventati mito: la supercazzola è nata probabilmente dopo che si erano bevuti più di un bicchiere di bianco o di rosso della Tognazza. Questo vino ha dietro una storia che non è solo quella di Ugo ma anche quella che ha trovato cose fantastiche per il nostro cinema.

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